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Il sito archeologico di Serra Cicora

Di notevole interesse storico e paesaggistico, il sito archeologico di Serra Cicora sorge su un ampio pianoro che si affaccia sulla costa ionica, visibile lungo il tratto di strada provinciale che da S. Isidoro (Nardò) conduce a Porto Selvaggio (Nardò).

Serra Cicora. Foto panoramica (di Giuseppe Negro)
Foto panoramica (di Giuseppe Negro)

Le evidenze archeologiche
Il sito è stato frequentato durante il neolitico e più precisamente in due fasi risalenti al VI e al V millennio a.C. In quest’ultima fase il pianoro è stato adibito a necropoli.
Gli scavi, condotti dall’Università del Salento sotto la direzione scientifica della prof.ssa Ingravallo, hanno messo in luce svariate evidenze archeologiche, molte delle quali riferibili a manifestazioni cultuali e funerarie.
Sul versante che guarda l’entroterra, il sito è cinto da un imponente muro a secco la cui costruzione è databile, almeno in parte, al neolitico antico. In un tratto ben conservato, infatti, al di sotto dei suoi massi di fondazione è stata rinvenuta una sepoltura risalente alla prima metà del VI millennio a.C.
La necropoli di Serra Cicora ha restituito evidenze funerarie di varia tipologia tra le quali spicca una costruzione a secco di tipo megalitico contenente quattro individui. Frequenti sono le sepolture, singole o con più individui, racchiuse in circoli di pietre.

Serra Cicora. Circolo funerario (T3) con all’interno due individui

Circolo funerario (T3) con all’interno due individui
    

Serra Cicora. Circolo funerario contenente quattro individui

Circolo funerario contenente quattro individui


Serra Cicora. Circolo funerario contenente sepoltura singola

Circolo funerario contenente sepoltura singola

Non mancano, infine, quelle in fossa semplice.
Il rituale funerario prevedeva che il defunto fosse deposto sul fianco destro in posizione rannicchiata e con lo sguardo rivolto a est.
Al centro del pianoro è stata rinvenuta, inoltre, una singolare testimonianza: una piccola capanna rituale, probabilmente legata alle cerimonie funebri che sul sito si svolgevano, sulla cui soglia era deposto un individuo.
Alcune sepolture contenevano pregiati oggetti di corredo quali, ad esempio, vasetti decorati

Serra Cicora. Vasetto di corredo decorato con motivi a spirale rinvenuto nella sepoltura T3
Vasetto di corredo decorato con motivi a spirale rinvenuto nella sepoltura T3

con motivi a "S" e a spirale (stile Serra d’Alto); altre invece oggetti della quotidianità come elementi di falcetto e ciotole inornate; una, infine, una scapola di bue.
Parte delle evidenze archeologiche di Serra Cicora possono essere visitate presso il Museo Castromediano di Lecce che, accanto ad alcuni oggetti di corredo, conserva la riproduzione a grandezza naturale della capanna rituale e della tomba di tipo megalitico.
Il Coordinamento SIBA dell’Università del Salento, inoltre, ha realizzato nel 2004 il modello tridimensionale di un circolo funerario contenente quattro individui e del vasetto di corredo

Serra Cicora. Vasetto di corredo
Vasetto di corredo

di una sepoltura vicina (v. sito Web 3D Database, http://siba3.unile.it/3ddb/3darcheo.htm).
L’ubicazione del sito a ridosso della costa ionica e la sua posizione sopraelevata sul livello del mare fanno della necropoli di Serra Cicora un luogo ben individuabile che doveva essere riconoscibile dalle comunità neolitiche che abitavano il territorio circostante e che ne fecero un’area dedicata alle attività funerarie e cultuali.

Il territorio circostante
Il pianoro di Serra Cicora è compreso nel Parco naturale che va da Palude del Capitano a Porto Selvaggio e che rappresenta una delle più interessanti aree naturalistiche del Salento.
La geomorfologia è segnata da rilevanti fenomeni carsici; la costa è prevalentemente rocciosa con alcuni tratti in cui le pareti arrivano a toccare i 40 metri di altezza.
La vegetazione e la fauna sono quelle tipiche delle aree mediterranee. La vegetazione, in particolare, comprende specie rare presenti nella Lista Rossa del Salento (http://siba-gis.unile.it:8080/website/lista_rossa) come l’Ombelico di Venere verdastro (presente in Italia solo nel Salento), il Kummel di Grecia, la Campanula pugliese e l’Alisso di Leuca. Un’ampia documentazione a riguardo è accessibile nel sistema BIS-Terra (http://siba-gis.unile.it/bis/terra) realizzato dal Coordinamento SIBA in collaborazione con l'Orto Botanico ed il Laboratorio di Botanica Sistematica ed Ecologia vegetale dell’Università del Salento.
Lungo tutto il tratto costiero sono frequenti torri di avvistamento cinquecentesche, ne sono esempio la Torre Inserraglio, quella di Uluzzo e quella dell’Alto.

 
Nelle acque di S. Caterina, a testimoniare il ruolo di antico approdo e snodo commerciale del territorio, è il relitto di una nave da carico che trasportava anfore del periodo greco-italico (III sec. a.C.). Lungo la costa, in località Frascone, è stato rinvenuto inoltre un insediamento frequentato in epoca romana ed ellenistica.
Ma tutta l’area ha conservato i resti di una frequentazione umana ben più antica: la Baia di Uluzzo, con le sue innumerevoli grotte, come quella del Cavallo, di Capelvenere, di Uluzzo e di Serra Cicora A, è un territorio abitato sin dal paleolitico medio.

Baia di Uluzzo
Baia di Uluzzo (foto di Virginia Valzano)

A Grotta del Cavallo, in particolare, è testimoniata una sequenza completa delle tecniche dell’uomo di  Neandertal.

Di grande interesse naturalistico e speleologico sono le vicine grotte sottomarine: la Grotta delle Corvine e quella di Cala di Uluzzo ad esempio ospitano straordinari paesaggi subacquei con risorgive d’acqua dolce; la presenza di stalattiti e stalagmiti nella Grotta delle Corvine attesta, inoltre, che la cavità in passato fu emersa per un lungo periodo.

Nelle acque prospicienti la Baia di Uluzzo i biologi dell’Università del Salento, il prof. Ferdinando Boero e il prof. Stefano Piraino, hanno scoperto l’unico organismo fino ad oggi conosciuto capace di invertire il proprio ciclo biologico e di sfuggire alla morte, la Turritopsis nutricula. Si tratta di una piccola idromedusa, presente nelle acque dell'Area Marina Protetta "Porto Cesareo", che raggiunge un diametro massimo di 2 mm e che, per le sue caratteristiche, è stata definita medusa immortale.

turritopsis nutricula
Turritopsis nutricula

Un’ampia documentazione scientifica ed un avvincente filmato (video_ico.gif ASF e MPG) su questa medusa sono accessibili nel sistema BIS-Mare (http://siba-gis.unile.it/bis/mare), un Sistema integrato di archivi e di informazioni multimediali e georeferenziate sulla biodiversità marina, realizzato dal Coordinamento SIBA in collaborazione con il Laboratorio di Zoologia e Biologia Marina dell’Università del Salento. Nell’archivio Hydrozoa di tale Sistema è accessibile anche la documentazione multimediale riguardante altri Hydrozoa, tra cui quella sulla medusa Phialella zappai

phialella zappai
Phialella zappai

che lo scienziato Boero, appassionato della musica di Frank Zappa, ha dedicato all’artista.

Phialella Zappai
Phialella zappai (disegno di Alberto Gennari)


Il musicista Frank Zappa ha ricambiato la dedica con una delle sue canzoni (v. Archivio Hydrozoa, http://siba2.unile.it/ctle/hydro/resources/audio/370.mp3) in occasione del suo ultimo concerto a Genova nel 1988.

 

Testo a cura di Sara Dell’Anna
Immagini: Archivi Coordinamento SIBA, Laboratorio di Paletnologia e Laboratorio di Zoologia e Biologia Marina dell’Università del Salento
Direzione e coordinamento: Virginia Valzano, Direttore Coordinamento SIBA
© 2008 Coordinamento SIBA Università del Salento


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